Fig. 1
La camera di cottura della fornace dei Munda
Ricordare una Barrafranca del passato industrialmente e artigianalmente attiva, oggi, significa anche dare merito a intere famiglie che vivevano con l'onestà delle loro maestranze ed esprimevano una produzione laboriosa e a chilometro zero.
A Barrafranca, nei primi sessant'anni del Novecento erano attive almeno quattro fornaci (ciaramitari, in dialetto) di produzione di manufatti in argilla. Due o tre generazioni di ciaramitari si sono susseguite nello svolgimento di un lavoro molto logorante, ma che dava la soddisfazione di produrre e vivere onestamente.
Una prima fornace, ormai distrutta, si trovava in contrada Sotto Serra sulla parte alta della costa che volge a est e apparteneva a un certo mastro Bellanti Antonino.
La seconda fornace apparteneva al mastro Munda Giovanni fu Giuseppe, nato a Barrafranca il 29 febbraio 1883. Di quest'ultima si possono ancora oggi osservare i ruderi (vd. figg. 1, 3, 4): sempre in contrada Sotto Serra (vd. fig. 2), ma a una quota più bassa della prima (coordinate geografiche 37.367634, 14.202527). Da Google earth, si possono distinguere sia il ciaramitaru (vd. freccia rossa), sia il relativo laboratorio-magazzino (vd. freccia bianca) sia il punto di estrazione dell'argilla (vd. freccia azzurra).
Fig. 2
La fornace dei Munda vista da Google earth
Fig. 3
Condotto di aerazione e alimentazione della fornace dei Munda
Fig. 4
Laboratorio-magazzino adiacente alla fornace dei Munda
Fig. 5
Frammenti fittili in superficie
Fig. 6
Cava di argilla della fornace dei Munda
La terza fornace apparteneva al sig. Bonaffini Giovanni e di essa rimangono i ruderi lungo la Statale 191 in contrada Funtana o Cirasu, coordinate geografiche 37.361213, 14.196489 (vd. figg. 8-11). Accanto al ciaramitaro (vd. freccia rossa fig. 7) vi è il laboratorio-magazzino (vd. freccia bianca fig. 7 e fig. 12) e la vasca (vd. freccia azzurra fig. 7) di raccolta acqua.
La quarta e ultima fornace apparteneva al sig. Torregrossa Salvatore e i suoi ruderi si possono ancora osservare scendendo qualche decina di metri più a sud della precedente fornace: coordinate geografiche 37.367634, 14.202527; accanto ad essa si trova pure la vasca di contenimento dell'acqua.
I nostri testimoni informatori riferiscono che i tre artigiani collaboravano pacificamente secondo le necessità.
Fig. 7
Vista da Google earth delle fornaci Bonaffini (in alto) e Torregrossa (in basso)
Vista da Google earth delle fornaci Bonaffini (in alto) e Torregrossa (in basso)
Fig. 8
Condotto di aerazione e alimentazione della fornace dei Bonaffini
Fig. 9
La camera di cottura della fornace dei Bonaffini
Fig. 10
Vista laterale della fornace dei Bonaffini
Fig. 11
Vista laterale della fornace dei Bonaffini. Sullo sfondo, il laboratorio
Fig. 12
Il laboratorio-magazzino dei Bonaffini
Secondo i ricordi della sig.ra Maristella Munda, la fornace era formata da un corridoio e una camera di combustione (soprattutto paglia) sotto il quale c'era un condotto di aerazione. Al di sopra della camera, vi era un solaio bucherellato sul quale vi si affastellavano i manufatti in argilla, previa asciugatura naturale. La cottura richiedeva due lunghissimi giorni. Ma questa era solo l'ultima operazione...
Prima di tutto, l'argilla veniva estratta, mazzijata (battuta) e messa in ammollo per una notte; poi, veniva pestata con i piedi (un po' come si faceva con il mosto) e ammonticchiata. Prima della lavorazione al tornio, davanti alla fornace c'era un tavolo sul quale si impastava l'argilla per raffinarla fino a quando diventava liscia e pura "comu a pasta di viscotta", cioè come l'impasto dei biscotti. L'acqua veniva prelevata dal torrente sottostante: ogni nove "viaggi" di argilla richiedevano la quantità d'acqua di quattro quartara. Si producevano quartari, lanceddi, bummuliddi, giarruni, vasi per fiori, pavimenti, coppi siciliani ecc... anche ingobbiati o smaltati (vd. frammenti in fig. 5). Nell'ultimo periodo, i Munda producevano solo coppi siciliani. La vendita avveniva durante le feste religiose paesane in piazza F.lli Messina o le fiere oppure presso la loro abitazione in via Brizzi (attuale casa La Pusata). La morte del mastro determinò il declino dell'attività: i figli tra cui Giuseppe preferirono altre occupazioni.
Altri tempi, fatti di intraprendenza e sacrifici: meglio non confrontarli con i nostri?
Nel dubbio, riportiamo una poesia scritta come testimonianza diretta di cosa rappresentavano i ciaramitari:STASCIUNI DI NA VOTA
Viùli e trazzeri
di stasciuni sicchi
quannu u cavudu du suli
si sintiva anchi di notti,
tutti i cuscini a ppedi
e dui o tri picciddi
‘ncapu a scecca
ppi purtari cchi mangiari
Sutta a Serra
‘nti ddu chianu di ciaramitaru
chi ppi nuatri iera
u paradisu ‘nterra;
u munnu pariva fattu
ppi iucari,
iucàvunu anchi i gridda
e circavumu di ‘nsirtari
unna stàvanu a cantari.
Stasciuni di càvudu e crita
stasciuni di bedda vita,
stasciuni di mura ‘nsiccu
cu aviva acqua era riccu,
stasciuni di ‘na vota
va vidi quannu fu
i gridda u sanu
ma 'un cantunu cchiù.
(Domenico Rizzo – 2015 )
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L'informatrice da cui abbiamo attinto notizie riguardo la fornace dei Munda e i processi di lavorazione e vendita dei prodotti in terracotta è la sig.ra Munda Maristella (nata a Barrafranca il 23 settembre 1925 e figlia di mastro Giovanni Munda) i cui ricordi vivi nonostante gli anni trascorsi sono da elogiare e ringraziare.
L'informatore che ci ha riferito delle fornaci di Bellanti, di Bonaffini e di Torregrossa è il sig. Bonaffini Saverio classe 1940, che ringraziamo vivamente per la sua piena collaborazione.
Si ringrazia anche per la collaborazione i sigg. Nicolò Emanuele Cravotta, Alessandra Cravotta, Paolo Salvaggio, Luigi Bonaffini e il figlio Saverio.
Autore: Filippo Salvaggio


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