venerdì 26 dicembre 2025

Antichi mulini del territorio di Barrafranca

 


Fig. 1
Mulino di Quattr'ova


I mulini del territorio barrese sono stati, ad oggi, quasi ignorati. Gli storici Licata e Orofino fanno la seguente sommaria elencazione: Quattr'ova, Olmo, Stretto, Mulinelli, Polino, Gugliara, Gugliarello [1]. Solo due di questi mulini, Quattr'ova e Stretto, appartengono al territorio di Barrafranca purtroppo piccolo. Entrambi i mulini sono stati catalogati dalla Soprintendenza di Enna in occasione della mostra documentaria intitolata "I mulini ad acqua nell'ennese - L'acqua: miti, riti e feste" [2].

Mulino di Quattr'ova

L'opificio più monumentale è senza dubbio quello di Quattr'ova (coordinate: 37°21'39.4"N 14°14'43.9"E), il quale presenta un canale di adduzione delle acque lungo più di 130 metri con degli imponenti contrafforti. La posizione  è molto azzeccata, in quanto si trova in un'ansa del torrente Brahjemi in contrada Bessimi; lungo lo stesso torrente, a monte, vi sono altri due mulini: quello di Salemi o Scorciavecchja (37°22'13.1"N 14°15'48.3"E Piazza Armerina) e quello più piccolo nei pressi dello stesso (37°22'12.3"N 14°15'39.0"E Piazza Armerina). Ve ne sono altri a valle: quello di Sanchez, quello della Chiola (37°20'02.6"N 14°06'19.5"E, Riesi), quello di contrada Cipolla sottana  (37°20'15.2"N 14°05'46.1"E Pietraperzia) e quello dello Stretto (37°19'59.2"N 14°05'33.6"E Riesi). Sul lato a nord-ovest vi è, addirittura presente una scala per salirvi sopra. Vi è presente, scritta con dei cocci di terracotta a mo' di mosaico, una data: 1818; probabilmente essa si riferisce all'ultima ristrutturazione. Gli attuali proprietari sono i fratelli Lo Monaco. Nel mulino è ambientata la leggenda della Culorvia, mostro metà donna e metà serpente che divorava gli uomini, ingannandoli. Il mulino era in funzione fino agli anni Cinquanta. 

Mulino dello Stretto

Il nome di questo mulino è dovuto al fatto che nelle sue vicinanze vi era un guado del torrente Brahjemi. In corrispondenza delle aperture vi sono degli archi ogivali. Il luogo in cui sorge è suggestivo, a valle della leggendaria "Sedia del principe", in contrada Rocche di San Felice. Forse era di proprietà dei sacerdoti Benedetto e Raffale Vasapolli, in quanto nei pressi vi è un palmento che era loro. 

Mulino di Sanchez

Il nome di questo mulino è probabilmente di origine spagnola e napoletana. Forse a Barrafranca si traferirono dei napoletani che dapprima era fuggiti a Palermo: ci sono alcuni indizi, ma è tutto ancora da studiare [3]. Dal mulino passava un'antica strada che conduceva a Mazzarino. Il monumento si trova in territorio di Mazzarino, prossimo al confine con quello di Barrafranca. Non si hanno tracce di case collegate con il mulino: si trova solo in condotto di acqua e la botte.

Mulino di Pagghjttu

Il nome di questo mulino è dovuto al soprannome del proprietario, probabilmente l'ultimo. Nel volumetto sui mulini ad acqua nell'ennese curato da Lo Pinzino, è contrassegnato come Mulino Tardara (dato che sfrutta le acque del torrente Tardara) ed è inserito nel territorio di Pietraperzia. Molto probabilmente, invece, appartiene al territorio barrese. Nei pressi del mulino vi era un'antica strada lastricata che portava a Pietraperzia, attraverso il guado di Todaru. Il mulino potrebbe essere piuttosto antico: bisogna studiare con attenzione il parato murario. Del resto, nella zona vi è un sito archeologico greco e romano.

Mulino di contrada Moli

Questo mulino ha probabilmente dato il nome alla contrada (coordinate: 37°21'44.4"N 14°10'15.0"E). L'acqua, per lo più piovana, veniva presa dalla Montagna. Prima veniva raccolta in delle piccole vasche dette scifitìddi e poi, quando era abbastanza, si faceva scorrere per far funzionare in mulino; ne ha memoria il signor Salvatore d'Angelo.

Fig. 2
Mulino di Quattr'ova




Fig. 3
Mulino di Quattr'ova
Fig. 4
Mulino di Quattr'ova

Fig. 5
Mulino di Quattr'ova

Fig. 6
Mulino di Quattr'ova

Fig. 7
Mulino dello Stretto

Fig. 8
Mulino dello Stretto

Fig. 9
Mulino dello Stretto

Fig. 9
Mulino dello Stretto

Fig. 10
Mulino dello Stretto

Fig. 11
Mulino dello Stretto

Fig. 12
Mulino dello Stretto


Fig. 13
Mulino dello Stretto

Fig. 14
Mulino di Sanchez

Fig. 15
Mulino di Sanchez

Fig. 16
Mulino di Sanchez

Fig. 17
Mulino di Sanchez

Fig. 18
Mulino di Sanchez

Fig. 19
Mulino di Sanchez

Fig. 20
Mulino di Pagghjttu

Fig. 21
Mulino di Pagghjttu

Fig. 22
Mulino di Pagghjttu


Fig. 23
Mulino di Pagghjttu

Fig. 24
Mulino di Pagghjttu

Fig. 24
Mulino di contrada Moli




Note

[1] Salvatore Licata, Carmelo Orofino, Barrafranca la storia le tradizioni la cultura popolare, pubblicazione indipendente IV ed., 2018,  pag. 218.
[2] La mostra si tenne a Enna dal  3 al 31 maggio 2003; rimane la pubblicazione del seguente opuscolo: Salvatore Lo Pinzino, a cura di, I mulini ad acqua nell'ennese - L'acqua: miti, riti e feste, Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali Servizio per i beni storico-artistici ed etnoantropologici , Nicosia, 2003. 
[3] Nel 1799, molti patrioti e intellettuali napoletani fuggirono a Palermo dopo il collasso della Repubblica Partenopea, rifugiandosi presso la corte borbonica in Sicilia, dove la famiglia reale si era già stabilita, per sfuggire alla dura repressione dell'Armata Sanfedista guidata dal Cardinale Ruffo, in un'epoca di forte contrapposizione tra giacobini e realisti.





Autore:
Filippo Salvaggio



Ringraziamenti

Ringrazio l'amico Calogero Lo Monaco e il fratello dott. Giuseppe Lo Monaco, per avermi dato la possibilità di visitare e conoscere la il mulino di Quattr'ova; ringrazio l'amico Gaetano Bonincontro e sua figlia Sofia per avermi accompagnato per la visita del mulino di Pagghjittu (le foto sono sue); ringrazio l'amico Antonio Cucchiara per avermi accompagnato per la visita del mulino dello Stretto; ringrazio i miei figli Arturo e Aurelio e mio nipote Eugenio per avermi accompagnato per la visita del mulino di Sanchez; ringrazio mio padre per avermi dato indicazioni varie; ringrazio l'amico Salvatore D'Angelo per avermi indicato il mulino di contrada Moli.   


  

giovedì 25 dicembre 2025

L'antica e inedita conceria di Piddicarìnu

 

Fig. 1
L'antica conceria barrese vista da sud


Generalmente, le concerie conosciute in Sicilia si trovano nella parte a sud est della Sicilia e sono per lo più in grotta. La conceria barrese (vd. figg. 1 e 2) che con questo lavoro viene per la prima volta riportata alla luce è un vero proprio edificio industrialmente concepito (coordinate geografiche: 37°22'15.2"N 14°11'52.7"E). Si tratta di una proprietà privata sita in contrada Piddicarìnu, via Alessandro Manzoni, che ha tutta l'apparenza di essere cinquecentesca. Il toponimo è significativo: la parola dialettale peddi fa parte della radice semantica. Il luogo con i suoi frammenti ceramici e di pietra lavica era evidentemente abitato ab antiquo, anche perché ricco di sorgenti attualmente ancora attive [1]. L'acqua sgorga abbondante da una sorgente sotterranea (37°22'16.9"N 14°11'55.3"E) e giunge tramite un condotto sia nella conceria sia nella vasca esterna sia negli circostanti e a valle (vd. figg. 3, 4 e 5). Il fatto che la conceria sia stata in uso per tanto tempo lo si intuisce per la presenza di tre contrafforti esterni. Solo qualche tempo fa' è stato aggiunto un piano in superfetazione con un tetto; prima la conceria aveva solo una terrazza usata per far asciugare le pelli.

All'interno si trovano diversi ambienti collegati tra loro tramite archi leggermente ogivali (vd. figg. dalla n. 6 alla n. 11). In particolare, vi sono: all'ingresso, due ambienti che formano come un'unica navata, separati dia un arco e aventi volta a botte; sul lato a sinistra (a nord) vi sono tre ambienti sempre separati con archi a sesto leggermente acuto. Al momento, solo in quello centrale dei tre si possono notare i resti di una vasca coperti da una malta impermeabilizzante (vd. figg. 12 e 13). La maggior parte delle vasche di dimensione di circa un metro per due sono state, purtroppo, distrutte. Tuttavia alcune vasche e fondali di vasche sono ancora esistenti: si dovrebbe scavare per poterle riportate alla luce.

Ma chi erano i conciatori di pelle a Barrafranca? In genere, questo mestiere era molto particolare e occorreva un certo know how: per questo motivo era affidato a intere famiglie probabilmente di origine ebraica. Si può ipotizzare che quando Barrafranca fu fondata all'inizio del Cinquecento da Matteo Barresi, giunsero diverse maestranze ebraiche da Butera, Pietraperzia, Militello in Val di Catania. La presenza degli ebrei nel nuovo paese è ancora da provare [2]: è comunque verosimile che fossero dei conversi. Ad ogni buon conto, al di là di chi fossero i proprietari di questo opificio si può dire che ha una certa rilevanza, in quanto se ne trovano ormai pochi. L'archeologia industriale, dunque, guadagna un monumento degno di essere valorizzato.


 

Fig. 2
L'antica conceria barrese, particolare vista da sud


Fig. 3
Sbocco del condotto dell'antica conceria barrese

Fig. 4
Interno del condotto dell'antica conceria barrese

Fig. 5
Antica vasca esterna alla conceria barrese

Fig. 6
Antica vasca esterna alla conceria barrese: interno visto dall'ingresso


Fig. 7
Antica vasca esterna alla conceria barrese: interno, arco che conduce al primo ambiente a sinistra

Fig. 8
Antica vasca esterna alla conceria barrese: interno, vista dall'interno verso  l'ingresso con arco divisorio

Fig. 9
Antica vasca esterna alla conceria barrese: volta a botte della "navata" principale


Fig. 10
Antica vasca esterna alla conceria barrese: interno, arco che conduce al terzo ambiente a sinistra


Fig. 11
Antica vasca esterna alla conceria barrese: interno, arco e vista del terzo ambiente a sinistra

Fig. 12
Antica vasca esterna alla conceria barrese: interno del secondo ambiente a sinistra con resti di vasca

Fig. 13
Antica vasca esterna alla conceria barrese: particolare dei resti della vasca del secondo ambiente a sinistra





Note

[1] Nelle vicinanze, cioè nel quartiere Canalicchio vecchio, a una probabile distanza di 150 metri o poco più (lavori di attacco di un fognolo), è stato trovato un tesoretto di monete di Diocleziano, Massimiano, Costantino e due denari di Gallieno come si afferma nella rivista "La Trinacria" - Annuario di Sicilia - Guida amministrativa - commerciale - professionale di tutta l'isola, Palermo, F. Pravatà Editore, anno XX Ed. 1927-1928 e in A. Ligotti, Barrafranca, rinvenimenti archeologici nel territorio, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1956.
[2] Risulta lodevole la tolleranza religiosa sia di Giovanni Antonio II Barresi sia di suo di Matteo Barresi, che addirittura chiamò a fondare Barrafranca e a sfruttarne le risorse anche dei minatori. Anche questi erano lavoratori specializzati, che sfruttarono le miniere di contrada Mintina e di contrada Galati. Lo storico Salvatore La Monica sottolinea chepadre e figlio portarono avanti una politica di tolleranza verso gli ebrei  sia a Convicino-Barrafranca sia a Pietraperzia sia a Militello. Si veda il saggio di Salvatore La Monica intitolato "I Barresi - Storia di una famiglia della feudalità siciliana tra XI e e XVI secolo", Catania, Editoriale Agorà  2024, pag. 147.




Autore:
Filippo Salvaggio



Ringraziamenti

Ringrazio l'amico Alessandro Lanza (Sandriniddu), per avermi dato la possibilità di visitare e conoscere la conceria; ringrazio anche la famiglia Petrino per la disponibilità e mio fratello Paolo per il dato sul sito del Canalicchio vecchio. 
 

giovedì 5 ottobre 2023

Le "zigune" o norie dell'entroterra ennese: una prima catalogazione

 

Zìguna contrada Camitrici, Pietraperzia

N. 1

37°25'07.3"N 14°12'35.7"E


N. 2

37°25'07.8"N 14°12'41.4"E


N. 3

37°25'06.5"N 14°12'13.9"E




 Zìguna contrada Tardàra, Barrafranca

N. 4

37°23'15.8"N 14°11'07.2"E



 Zìguna contrada San Salvatore, Barrafranca

N. 5

37°22'08.5"N 14°11'47.3"E

Faceva parte del cosiddetto "orto del Signore", ossia della terra (jardinu) di cui era proprietario il Marchese Matteo III Barresi.

Zìguna contrada Albana, Piazza Armerina

N. 6

37°24'11.3"N 14°12'50.8"E

Faceva parte della terra del Monastero benedettino situato poco più a monte, verso sud.

N. 7

37°23'60.0"N 14°12'44.5"E

Ex proprietà Pirrelli, faceva parte della terra del Monastero benedettino situato poco più a monte, verso nord.

Zìguna contrada Rampante, Piazza Armerina

N. 8


37°24'25.6"N 14°12'58.4"E


Di proprietà del dott. Salvatore Spataro, è stata ben restaurata qualche lustro addietro. Il canale di adduzione e la gebbia (vasca) sono ancora intatte. 

Zìguna via Ferreri Grazia, Barrafranca

N. 9

37°22'36.5"N 14°12'00.7"E

Apparteneva alla famiglia Ferreri, proprietari terrieri.

Zìguna via Po, Barrafranca

N. 10

37°22'32.5"N 14°11'53.7"E

Si trovava nel lembo di terra, ormai antropizzata, compreso tra la via Caltavuturo e la via Po. Tale terra apparteneva al monastero dei Francescani del Musciolino.





lunedì 1 maggio 2023

Un abitato inedito in contrada Pozzillo a Barrafranca

 


Fig. 1
Muro, probabilmente di difesa, sul cozzo di Manganaro, territorio di Barrafranca. Vista da valle a monte


   Tra il 1999 e il 2000, con il Gruppo Archeologico "Noymna" di Barrafranca si fece un'escursione in contrada Pozzillo - Cozzo di Manganaro, durante la quale furono notate in cima a quest'ultimo delle mura [1] e due strutture, probabili torrette, separate da una breve scalinata. Sulle pendici, in contrada Pozzillo, si notò anche uno spargimento di frammenti di macine di pietra lavica e di frammenti fittili di cui molte tegole e vasellame di varie epoche: arcaica, ellenistica (nera), romana (sigillata) e araba-medievale. Dopo aver considerato che il sito era stato indicato dallo storico Ligotti, nel momento in cui egli si riferiva alle contrade Galati e Caldarella, proseguimmo le nostre escursioni altrove [2]. Ligotti, per di più, aveva citato la presenza di una delle Ible di Sicilia: Ibla Galeota o Galatina, ma non fornendo indicazioni geografiche precise [3]. Ad oggi, tuttavia, dopo diversi sopralluoghi, dopo aver approfondito la lettura delle opere di Ligotti e dopo aver considerato meglio la toponomastica, siamo in grado di poter affermare che il sito è inedito. Si tratta di un abitato che sorgeva ai piedi di Cozzo di Manganaro per un'estensione di più di un chilometro quadrato. Solamente le strutture presenti in cima a Cozzo di Manganaro furono segnalate dallo scrivente allo storico Liborio Centonze, notando che esse formavano una sorta di piramide forse collegata con quella di Cirumbelli [4]. 
    In un ultimo sopralluogo, compiuto in questi giorni, sono state rinvenute delle mura di un'antica struttura, che testimoniano con più precisione la presenza di un abitato e che attendono scavi ufficiali (coordinate: 37°22'24.6"N 14°10'29.3"E). Nei pressi della struttura, attraversata da una trazzera e dunque soggetta a usura, si possono trovare frammenti di età arcaica e ceramica sigillata romana. Il sito, evidentemente abitato anche in epoca romana, del resto, si trova lungo un diverticolo viario del probabile Itinerarium Antonini, tracciato da diversi studiosi tra cui Ligotti e Sfacteria, che giungeva fino alla mansio di contrada Runzi a Pietraperzia [5]. Infine, sarebbe possibile considerare che la necropoli, presente in contrada Canalotto e indagata da Mariana Cravotta, sia da collegare al sito [6].
    Non rimane che attendere le relative azioni di valorizzazione del sito da parte degli Enti preposti.


Fig. 2
Muro, probabilmente di difesa, sul cozzo di Manganaro, territorio di Barrafranca. Vista da monte a valle

Fig. 3 
Probabile torretta posta a sud, sul cozzo di Manganaro, territorio di Barrafranca.


Fig. 4
Probabile torretta posta a nord, sul cozzo di Manganaro, territorio di Barrafranca.

  Fig. 5
Tracce di mura di un'abitazione antica in contrada Pozzillo, territorio di Barrafranca. Vista est - ovest

Fig. 6
Tracce di mura di un'abitazione antica in contrada Pozzillo, territorio di Barrafranca. Vista sud - nord




Note

[1] Le mura sono a secco e hanno doppia faccia vista con riempimento di pietre di dimensione più piccola (a "emplecton").
[2] Ligotti Angelo, Notizie su Convicino (l'Hibla Galatina sicula, la Calloniana romana), detta poi Barrafranca attraverso nuovi documenti (1091-1529), in ASSO, Palermo, 1958, pp. 5-6.
[3] Ligotti Angelo, Barrafranca (Enna) - Rinvenimenti archeologici nel territorio, in Not. Scavi, 1956, pp. 5, 6, 8 dell'estr.
[4] Centonze Liborio, Il lungo viaggio del megalitico dal Mediterraneo alle Canarie, pubblicazione indipendente, s.l., 2019, pp. 317-320. In tale occasione di riscoperta del territorio, sono stati pure attenzionati il mulino che ricade a valle del sito, vicino al torrente Tardara e il pagghjaru, tipica capanna-rifugio dei contadini.
[5] Sfacteria Marco, Un approccio integrato al problema della ricostruzione della viabilità romana in Sicilia - La via Catania-Agrigento, Oxford, BAR International Series 2883, 2018.
[6]  Cravotta Marianna, Ricerche topografiche nel territorio di Barrafranca (Enna), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Catania, A.A. 1973-'74, relatrice prof.ssa Sebastiana Lagona, pp. 41-43.




Autore:
Filippo Salvaggio



Ringraziamenti

Ringrazio tutti i soci dell'ex Gruppo Archeologico "Noymna", lo storico Liborio Centonze e, in particolare, mio fratello Paolo.
 

domenica 21 agosto 2022

Sul lastricato di contrada Cacìci-Torre

 



  Fig. 1
Lastricato ricadente in contrada Cacìci - Torre, territorio di Barrafranca


   Nell'intento di ritrovare l'antico Itinerarium Antonini, asse viario a Catina Agrigentum (da Catania ad Agrigento) risalente al III - IV secolo d.C., è stato effettuato un sopralluogo nel territorio barrese [1], in contrada Cacìci - Torre. Il sito attenzionato per la prima volta si trova alle falde a sud est del monte Torre, nella sotto contrada Cacìci (coordinate geografiche: 37°22'10.2"N 14°13'28.3"E), così denominata per la presenza di diverse carcàre. Si nota immediatamente un lastricato della lunghezza di circa 600 metri e della larghezza di circa 3 metri (vd. figg. 1-3); colpisce la grande somiglianza con i lastricati delle contrade Arcieri e Galati, su cui è già stato pubblicato un articolo [2]: la fattura e i materiali utilizzati combaciano.  
    La strada scende con dolce pendenza a valle verso il torrente Salinella, che costituisce confine tra i comuni di Barrafranca e Piazza Armerina e si dirige verso quest'ultima, passando tra la Villa Romana del Casale e la statio di Sophiana (vd. figg. 4 e 5). Dal punto in cui ci troviamo, andando ancora più a valle, verso sud, si può anche raggiungere l'imponente, leggendario e settecentesco mulino di Quattrova sulla sponda del torrente Brajemi, in uso fino al secondo dopoguerra. Dopo circa 150 metri dall'inizio del lastricato in pietra calcarea biancastra, si possono notare degli interventi di ripristino in pietra arenaria color miele ed esotica, probabilmente proveniente dalle cave di contrada Albana o Canalotto (vd. figg. 6-10). In seguito, continuando a scendere, il basolato assume una forma diversa: ha uno scheletro in pietre intagliate costituito da un dosso interrotto ogni due metri circa da coste ben visibili. In questo tratto, la pietra usata è solamente quella arenaria (vd. figg. 11-13). L'impianto è simile a quello che si trova negli acciottolati settecenteschi del paese di Barrafranca. Proseguendo sempre in direzione Piazza Armerina, si incontra un lungo tratto composto da ciottoli molto probabilmente provenienti dal vicino sito di Cozzo Cuticchio (vd. figg. 14-17). Ad ogni buon conto, è il tratto in pietra calcarea biancastra che attira la nostra attenzione non solo perché molto simile a quelli delle contrade Arcieri e Galati, ma anche perché in un certo punto è possibile osservarlo in sezione per una profondità di quasi un metro (vd. fig. 18). Sembra essere il tratto più antico.
    A ipotizzare l'appartenenza all'Itinerarium, viene incontro lo studio dell'archeologo Marco Sfacteria, il quale ha immaginato per il tratto Sophiana - Calloniana un percorso che dalle pendici di Monte Navone conduce all'altura di Barrafranca, passando a sud e valle di cozzo Cuticchio [3]. Ebbene, il basolato ritrovato si trova nella medesima area, ma a qualche centinaio di metri a nord e a monte di cozzo Cuticchio (vd. fig. 19).
    Il lastricato rientra, inoltre, negli assi viari inseriti nelle mappe antiche. Nella pianta modografica del Catasto borbonico del 1847 è indicato come "strada vetturale che conduce alla comune di Piazza" (vd. fig. 20). Si può notare come essa inizi dal convento di San Francesco, in quella che ancora oggi è denominata "Purtedda di San Marco" e poi scende a valle attraversando i torrenti Setica e Salinella, fungendo in buona parte da limite territoriale tra i feudi Torre e Sfornino. In una seconda pianta, la strada in cui ricade il lastricato è denominata "Strada che guida in Piazza, Caltagirone, ecc..." [5]. Le due città di destinazione menzionate suggeriscono la presenza di un bivio dal quale si poteva andare a sinistra verso la villa Romana del Casale e, a destra, verso Sophiana. In quest'ultima pianta possiamo osservare, in linea con quanto ipotizzato da Sfacteria, che la strada ha un suo prosieguo in quella che va verso ovest e viene denominata "Strada che tende al comune di Riesi". A nord è possibile osservare due masserie, Gambino (nei pressi della quale ha inizio il "Vallone appellato di Setica)  e Guerreri. A sud, a valle, campeggia il mulino di Quattrova. La pianta ci fa riflettere, infine, sul fatto che il comune di Barrafranca sia probabilmente stato una sorta di crocevia. Del resto, non sono un caso la presenza di un dongione normanno, di numerose fonti (prima fra tutte quella del Canale) e di ritrovamenti di varie epoche, inclusa quella romana.
    Si auspicano, infine, ulteriori studi per meglio precisare il sistema stradale del passato: l'intuito ci porta a pensare che sia stato di una certa rilevanza.  



Fig. 2
Lastricato in pietra calcarea ricadente in contrada Cacìci - Torre, territorio di Barrafranca


Fig. 3
Lastricato in pietra calcarea ricadente in contrada Cacìci, territorio di Barrafranca


Fig. 4
Tracciato del lastricato ricadente in contrada Cacìci-Torre su mappa Google con relativa misurazione


Fig. 5
Tracciato in rosso del lastricato di contrada Cacìci-Torre su mappa Google allargata sul territorio circostante ove ricadono i siti di Sophiana e Villa del Casale


Fig. 6
Tracciato del lastricato ricadente in contrada Cacìci-Torre con rifacimenti successivi


Fig. 7
Tracciato del lastricato ricadente in contrada Cacìci-Torre con rifacimenti successivi


Fig. 8
Tracciato del lastricato ricadente in contrada Cacìci-Torre con rifacimenti successivi


Fig. 9
Tracciato del lastricato ricadente in contrada Cacìci-Torre con rifacimenti successivi



Fig. 10
Tracciato del lastricato ricadente in contrada Cacìci-Torre con rifacimenti successivi


Fig. 11
Dorso centrale del lastricato in arenaria ricadente in contrada Cacìci-Torre



Fig. 12
Banchina laterale e coste del lastricato in arenaria ricadente in contrada Cacìci-Torre



Fig. 13
Banchina laterale del lastricato in arenaria ricadente in contrada Cacìci-Torre



Fig. 14
Acciottolato ricadente in contrada Cacìci-Torre


Fig. 15
Acciottolato ricadente in contrada Cacìci-Torre


Fig. 16
Acciottolato ricadente in contrada Cacìci-Torre


Fig. 17
Acciottolato ricadente in contrada Cacìci-Torre




Fig. 18
Sezione del lastricato di contrada Cacìci-Torre creatasi a causa delle acque pluviali


Fig. 19
Carta della US Army del 1943 elaborata da Marco Sfacteria (percorso indicato con le frecce nere) e dallo scrivente (lastricato segnalato con le frecce rosse) 



Fig. 20
Pianta modografica del territorio del comune di Barrafranca del Catasto borbonico. La prima freccia indica il convento di San Francesco e la portella; la seconda il punto in cui inizia il lastricato


Fig. 21
Pianta probabilmente ottocentesca del territorio del comune di Barrafranca. La freccia rossa indica il convento di San Francesco e la portella; la seconda il punto in cui inizia il lastricato


Note

[1] Il sopralluogo è stato effettuato in data 12 agosto 2022 su segnalazione del geologo Egidio D'Angelo.
[2] Cfr. https://antichimonumentipietrini.blogspot.com
[3] M. Sfacteria, Un approccio integrato al problema della ricostruzione della viabilità romana in Sicilia - La via Catania-Agrigento, Oxford, BAR International Series 2883, 2018 pp. 54 e 56.
[4] La pianta modografica del territorio del comune di Barrafranca del 28 febbraio 1847 è pubblicata in: Enrico, Caruso, Alessandra Nobili, a cura di, Le mappe del catasto borbonico di Sicilia. Territori comunali e centri urbani nell’archivio cartografico Mortillaro di Villarena (1837-1853), Palermo, Regione Siciliana, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, 2001, pag. p. 492.
[5] A. Casamento, La Sicilia dell'Ottocento. Cultura topografica e modelli cartografici nelle rappresentazioni dei territori comunali. Le carte della Direzione Centrale di Statistica, Edizioni Giada, Palermo 1986, p. 148-9 t. 66. 




Autore:
Filippo Salvaggio



Ringraziamenti

A segnalarmi il lastricato oggetto di studio è stato il geologo Egidio D'Angelo che, oltre a offrirmi interessanti spunti, mi ha accompagnato durante il sopralluogo; lo ringrazio tantissimo e spero assieme a lui che si riesca finalmente a far comprendere che questo nostro entroterra ha un grande passato.
Un particolare ringraziamento va all'archeologo Marco Sfacteria, che si sta impegnando moltissimo per rintracciare il percorso dell'Itinerarium con molta professionalità: confidiamo moltissimo nella sua opera.