I mulini del territorio barrese sono stati, ad oggi, quasi ignorati. Gli storici Licata e Orofino fanno la seguente sommaria elencazione: Quattr'ova, Olmo, Stretto, Mulinelli, Polino, Gugliara, Gugliarello [1]. Solo due di questi mulini, Quattr'ova e Stretto, appartengono al territorio di Barrafranca purtroppo piccolo. Entrambi i mulini sono stati catalogati dalla Soprintendenza di Enna in occasione della mostra documentaria intitolata "I mulini ad acqua nell'ennese - L'acqua: miti, riti e feste" [2].
Mulino di Quattr'ova
L'opificio più monumentale è senza dubbio quello di Quattr'ova (coordinate: 37°21'39.4"N 14°14'43.9"E), il quale presenta un canale di adduzione delle acque lungo più di 130 metri con degli imponenti contrafforti. La posizione è molto azzeccata, in quanto si trova in un'ansa del torrente Brahjemi in contrada Bessimi; lungo lo stesso torrente, a monte, vi sono altri due mulini: quello di Salemi o Scorciavecchja (37°22'13.1"N 14°15'48.3"E Piazza Armerina) e quello più piccolo nei pressi dello stesso (37°22'12.3"N 14°15'39.0"E Piazza Armerina). Ve ne sono altri a valle: quello di Sanchez, quello della Chiola (37°20'02.6"N 14°06'19.5"E, Riesi), quello di contrada Cipolla sottana (37°20'15.2"N 14°05'46.1"E Pietraperzia) e quello dello Stretto (37°19'59.2"N 14°05'33.6"E Riesi). Sul lato a nord-ovest vi è, addirittura presente una scala per salirvi sopra. Vi è presente, scritta con dei cocci di terracotta a mo' di mosaico, una data: 1818; probabilmente essa si riferisce all'ultima ristrutturazione. Gli attuali proprietari sono i fratelli Lo Monaco. Nel mulino è ambientata la leggenda della Culorvia, mostro metà donna e metà serpente che divorava gli uomini, ingannandoli. Il mulino era in funzione fino agli anni Cinquanta.
Mulino dello Stretto
Il nome di questo mulino è dovuto al fatto che nelle sue vicinanze vi era un guado del torrente Brahjemi. In corrispondenza delle aperture vi sono degli archi ogivali. Il luogo in cui sorge è suggestivo, a valle della leggendaria "Sedia del principe", in contrada Rocche di San Felice. Forse era di proprietà dei sacerdoti Benedetto e Raffale Vasapolli, in quanto nei pressi vi è un palmento che era loro.
Mulino di Sanchez
Il nome di questo mulino è probabilmente di origine spagnola e napoletana. Forse a Barrafranca si traferirono dei napoletani che dapprima era fuggiti a Palermo: ci sono alcuni indizi, ma è tutto ancora da studiare [3]. Dal mulino passava un'antica strada che conduceva a Mazzarino. Il monumento si trova in territorio di Mazzarino, prossimo al confine con quello di Barrafranca. Non si hanno tracce di case collegate con il mulino: si trova solo in condotto di acqua e la botte.
Mulino di Pagghjttu
Il nome di questo mulino è dovuto al soprannome del proprietario, probabilmente l'ultimo. Nel volumetto sui mulini ad acqua nell'ennese curato da Lo Pinzino, è contrassegnato come Mulino Tardara (dato che sfrutta le acque del torrente Tardara) ed è inserito nel territorio di Pietraperzia. Molto probabilmente, invece, appartiene al territorio barrese. Nei pressi del mulino vi era un'antica strada lastricata che portava a Pietraperzia, attraverso il guado di Todaru. Il mulino potrebbe essere piuttosto antico: bisogna studiare con attenzione il parato murario. Del resto, nella zona vi è un sito archeologico greco e romano.
Mulino di contrada Moli
Questo mulino ha probabilmente dato il nome alla contrada (coordinate: 37°21'44.4"N 14°10'15.0"E). L'acqua, per lo più piovana, veniva presa dalla Montagna. Prima veniva raccolta in delle piccole vasche dette scifitìddi e poi, quando era abbastanza, si faceva scorrere per far funzionare in mulino; ne ha memoria il signor Salvatore d'Angelo.



























































