Fig. 1
Lastricato ricadente in contrada Cacìci - Torre, territorio di Barrafranca
Nell'intento di ritrovare l'antico Itinerarium Antonini, asse viario a Catina Agrigentum (da Catania ad Agrigento) risalente al III - IV secolo d.C., è stato effettuato un sopralluogo nel territorio barrese [1], in contrada Cacìci - Torre. Il sito attenzionato per la prima volta si trova alle falde a sud est del monte Torre, nella sotto contrada Cacìci (coordinate geografiche: 37°22'10.2"N 14°13'28.3"E), così denominata per la presenza di diverse carcàre. Si nota immediatamente un lastricato della lunghezza di circa 600 metri e della larghezza di circa 3 metri (vd. figg. 1-3); colpisce la grande somiglianza con i lastricati delle contrade Arcieri e Galati, su cui è già stato pubblicato un articolo [2]: la fattura e i materiali utilizzati combaciano.
La strada scende con dolce pendenza a valle verso il torrente Salinella, che costituisce confine tra i comuni di Barrafranca e Piazza Armerina e si dirige verso quest'ultima, passando tra la Villa Romana del Casale e la statio di Sophiana (vd. figg. 4 e 5). Dal punto in cui ci troviamo, andando ancora più a valle, verso sud, si può anche raggiungere l'imponente, leggendario e settecentesco mulino di Quattrova sulla sponda del torrente Brajemi, in uso fino al secondo dopoguerra. Dopo circa 150 metri dall'inizio del lastricato in pietra calcarea biancastra, si possono notare degli interventi di ripristino in pietra arenaria color miele ed esotica, probabilmente proveniente dalle cave di contrada Albana o Canalotto (vd. figg. 6-10). In seguito, continuando a scendere, il basolato assume una forma diversa: ha uno scheletro in pietre intagliate costituito da un dosso interrotto ogni due metri circa da coste ben visibili. In questo tratto, la pietra usata è solamente quella arenaria (vd. figg. 11-13). L'impianto è simile a quello che si trova negli acciottolati settecenteschi del paese di Barrafranca. Proseguendo sempre in direzione Piazza Armerina, si incontra un lungo tratto composto da ciottoli molto probabilmente provenienti dal vicino sito di Cozzo Cuticchio (vd. figg. 14-17). Ad ogni buon conto, è il tratto in pietra calcarea biancastra che attira la nostra attenzione non solo perché molto simile a quelli delle contrade Arcieri e Galati, ma anche perché in un certo punto è possibile osservarlo in sezione per una profondità di quasi un metro (vd. fig. 18). Sembra essere il tratto più antico.
A ipotizzare l'appartenenza all'Itinerarium, viene incontro lo studio dell'archeologo Marco Sfacteria, il quale ha immaginato per il tratto Sophiana - Calloniana un percorso che dalle pendici di Monte Navone conduce all'altura di Barrafranca, passando a sud e valle di cozzo Cuticchio [3]. Ebbene, il basolato ritrovato si trova nella medesima area, ma a qualche centinaio di metri a nord e a monte di cozzo Cuticchio (vd. fig. 19).
Il lastricato rientra, inoltre, negli assi viari inseriti nelle mappe antiche. Nella pianta modografica del Catasto borbonico del 1847 è indicato come "strada vetturale che conduce alla comune di Piazza" (vd. fig. 20). Si può notare come essa inizi dal convento di San Francesco, in quella che ancora oggi è denominata "Purtedda di San Marco" e poi scende a valle attraversando i torrenti Setica e Salinella, fungendo in buona parte da limite territoriale tra i feudi Torre e Sfornino. In una seconda pianta, la strada in cui ricade il lastricato è denominata "Strada che guida in Piazza, Caltagirone, ecc..." [5]. Le due città di destinazione menzionate suggeriscono la presenza di un bivio dal quale si poteva andare a sinistra verso la villa Romana del Casale e, a destra, verso Sophiana. In quest'ultima pianta possiamo osservare, in linea con quanto ipotizzato da Sfacteria, che la strada ha un suo prosieguo in quella che va verso ovest e viene denominata "Strada che tende al comune di Riesi". A nord è possibile osservare due masserie, Gambino (nei pressi della quale ha inizio il "Vallone appellato di Setica) e Guerreri. A sud, a valle, campeggia il mulino di Quattrova. La pianta ci fa riflettere, infine, sul fatto che il comune di Barrafranca sia probabilmente stato una sorta di crocevia. Del resto, non sono un caso la presenza di un dongione normanno, di numerose fonti (prima fra tutte quella del Canale) e di ritrovamenti di varie epoche, inclusa quella romana.
Si auspicano, infine, ulteriori studi per meglio precisare il sistema stradale del passato: l'intuito ci porta a pensare che sia stato di una certa rilevanza.
Lastricato in pietra calcarea ricadente in contrada Cacìci - Torre, territorio di Barrafranca
Fig. 3
Lastricato in pietra calcarea ricadente in contrada Cacìci, territorio di Barrafranca
Fig. 4
Tracciato del lastricato ricadente in contrada Cacìci-Torre su mappa Google con relativa misurazione
Fig. 5
Tracciato in rosso del lastricato di contrada Cacìci-Torre su mappa Google allargata sul territorio circostante ove ricadono i siti di Sophiana e Villa del Casale
Fig. 6
Tracciato del lastricato ricadente in contrada Cacìci-Torre con rifacimenti successivi
Fig. 7
Tracciato del lastricato ricadente in contrada Cacìci-Torre con rifacimenti successivi
Fig. 8
Tracciato del lastricato ricadente in contrada Cacìci-Torre con rifacimenti successivi
Fig. 9
Tracciato del lastricato ricadente in contrada Cacìci-Torre con rifacimenti successivi
Fig. 11
Dorso centrale del lastricato in arenaria ricadente in contrada Cacìci-Torre
Fig. 12
Banchina laterale e coste del lastricato in arenaria ricadente in contrada Cacìci-Torre
Fig. 13
Banchina laterale del lastricato in arenaria ricadente in contrada Cacìci-Torre
Fig. 14
Acciottolato ricadente in contrada Cacìci-TorreFig. 15
Acciottolato ricadente in contrada Cacìci-Torre
Fig. 16
Acciottolato ricadente in contrada Cacìci-Torre
Fig. 17
Acciottolato ricadente in contrada Cacìci-Torre
Fig. 19
Carta della US Army del 1943 elaborata da Marco Sfacteria (percorso indicato con le frecce nere) e dallo scrivente (lastricato segnalato con le frecce rosse)
Fig. 20
Pianta modografica del territorio del comune di Barrafranca del Catasto borbonico. La prima freccia indica il convento di San Francesco e la portella; la seconda il punto in cui inizia il lastricato
Fig. 21
Pianta probabilmente ottocentesca del territorio del comune di Barrafranca. La freccia rossa indica il convento di San Francesco e la portella; la seconda il punto in cui inizia il lastricato
Note
[1] Il sopralluogo è stato effettuato in data 12 agosto 2022 su segnalazione del geologo Egidio D'Angelo.
[2] Cfr. https://antichimonumentipietrini.blogspot.com
[3] M. Sfacteria, Un approccio integrato al problema della ricostruzione della viabilità romana in Sicilia - La via Catania-Agrigento, Oxford, BAR International Series 2883, 2018 pp. 54 e 56.
[4] La pianta modografica del territorio del comune di Barrafranca del 28 febbraio 1847 è pubblicata in: Enrico, Caruso, Alessandra Nobili, a cura di, Le mappe del catasto borbonico di Sicilia. Territori comunali e centri urbani nell’archivio cartografico Mortillaro di Villarena (1837-1853), Palermo, Regione Siciliana, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, 2001, pag. p. 492.
[5] A. Casamento, La Sicilia dell'Ottocento. Cultura topografica e modelli cartografici nelle rappresentazioni dei territori comunali. Le carte della Direzione Centrale di Statistica, Edizioni Giada, Palermo 1986, p. 148-9 t. 66.
Autore:
Filippo Salvaggio
Ringraziamenti
A segnalarmi il lastricato oggetto di studio è stato il geologo Egidio D'Angelo che, oltre a offrirmi interessanti spunti, mi ha accompagnato durante il sopralluogo; lo ringrazio tantissimo e spero assieme a lui che si riesca finalmente a far comprendere che questo nostro entroterra ha un grande passato.
Un particolare ringraziamento va all'archeologo Marco Sfacteria, che si sta impegnando moltissimo per rintracciare il percorso dell'Itinerarium con molta professionalità: confidiamo moltissimo nella sua opera.





















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