venerdì 5 novembre 2021

Le torri sconosciute di Dragofosso e Gazzano e il sistema delle torri nell'entroterra siculo

 Allo stato attuale, manca uno studio riguardante il sistema delle torri o dei fani dell'entroterra siculo. Il presente lavoro vuole essere un inizio per una futura ricognizione, mappatura e valorizzazione delle antiche torri che un tempo costellavano il nostro territorio e che oggi continuano, numerose, ad esistere. Tra queste, anzitutto, vi sono torri già note soprattutto se ricadenti all'interno degli attuali centri abitati: Enna, Piazza Armerina, Barrafranca (1)  etc... Immerse in piena campagna o nei dintorni dei paesi, si stagliano inoltre delle torri, già oggetto di precedenti studi: la torre di contrada Bessimi (2); la torre del telegrafo (3) e la torre esagonale (4) di Pietraperzia; la torre di Pietro e la torre di Renda in territorio di Piazza Armerina; la torre di poggio Pizzuto a San Michele di Ganzaria (recentemente interessata da una campagna di scavi).    

Ulteriori studi e ricerche potrebbero portare ad impinguare il numero delle torri (o fani) già conosciute. Nel presente articolo, in particolare, aggiungiamo due torri completamente sconosciute: la Torre di Dragofosso, in territorio di Aidone, e la torre di Gazzano, in territorio di Mirabella Imbaccari. Veniamo a conoscenza di quest'ultime, grazie a un'attenta osservazione di una mappa geografia del XIX secolo (vd. fig. 1), compilata per la precisione, tra il 1862e il 1876 (5). 

La Torre di Dragofosso (coordinate geografiche 37°22'05.0"N 14°26'45.4"E), a due elevazioni (vd. figg. 2 a, b), è stata recentemente restaurata e presenta all'interno un arco a sesto acuto insistente su un muro di circa un metro di spessore, fatto con pietre di arenaria di una certa mole (vd. figg. 3 a, b, c, d, e, f, g, h). Nei pressi della torre, che in tempi passati fu adibita a locanda, vi è un abbeveratoio ottagonale (vd. fig. 4 a, b), sospeso su un panorama spettacolare e ricadente in una terra piena di resti fittili, probabilmente appartenenti a un antichissimo abitato.

La torre di Gazzano (vd. fig. 5), in territorio di Mirabella Imbaccari (coordinate geografiche 37°18'50.7"N 14°24'21.7"E), possiede anch'essa due elevazioni (vd. figg. da 6 a 10) e si trova in un luogo non distante dalla torre Gatta. La vicinanza di entrambe le torri desta curiosità e fa pensare a un luogo da proteggere particolarmente: una strada con dazio? Tale strada poteva essere l'antico Itinerarium Antonini, sorvegliato anche dalla torre precedentemente trattata? In questo senso, è da notare che le torri si trovano nei pressi della villa romana di contrada Rasalgone. Si noti, altresì, che Gazzano è il toponimo di un paese che si trova in provincia di Reggio Emilia: potrebbero esserci collegamenti tra la torre e il paese emiliano?

La risposta a queste domande va rinviata ad ulteriori e più scientifici studi, che vorranno indagare il sistema di comunicazioni del passato (i fani) e la viabilità riguardante i grossi commerci, da difendere e presidiare costantemente sia in epoca romana sia in epoca medievale o rinascimentale.


Fig. 1

Stralcio di una mappa del XIX secolo in cui è indicata la torre di Dragofosso


Fig. 2 a

La torre di Dragofosso prima del restauro


Fig. 2 b

La torre di Dragofosso prima del restauro


Fig. 3 a

La torre di Dragofosso dopo il restauro


Fig. 3 b

La torre di Dragofosso dopo il restauro



Fig. 3 c

Torre di Dragofosso, interno, arco a sesto acuto


Fig. 3 d

Torre di Dragofosso, interno, arco a sesto acuto



Fig. 3 e

Torre di Dragofosso, interno, muro portante dell'arco a sesto acuto


Fig. 3 f

Torre di Dragofosso, interno, muro portante dell'arco a sesto acuto


Fig. 3 g

Torre di Dragofosso, interno, muro portante dell'arco a sesto acuto



Fig. 3 h

Torre di Dragofosso, interno, lastroni del muro portante dell'arco a sesto acuto



Fig. 4 a

Abbeveratoio ottagonale nei pressi della torre di Dragofosso



Fig. 4 b

Abbeveratoio ottagonale nei pressi della torre di Dragofosso



Fig. 5

Stralcio di una mappa del XIX secolo in cui sono indicate la torre Gatta e la Torre di Gazzano



Fig. 6

Torre di Gazzano, vista esterna foto d'epoca



Fig. 7

Torre di Gazzano, vista esterna



Fig. 8

Torre di Gazzano, vista esterna



Fig. 9

Torre di Gazzano, vista esterna parte retrostante



Fig. 10

Torre di Gazzano, vista esterna parte retrostante





Note


(1) Sul dongione normanno di Barrafranca vedasi il seguente studio dello scrivente: https://anticaconvicino.blogspot.com/2019/03/la-celeberrima-torre-di-convicino.html
(2) Sulla torre di contrada Bessimi vedasi il seguente studio dello scrivente: https://antichimonumentibarrafranca.blogspot.com/2019/01/la-torre-di-contrada-bessimi-in.html
(3) vd. articolo di blog della nota precedente.
(4) Si fa accenno alla torre esagonale di Pietraperzia nel seguente studio: https://antichimonumentipietrini.blogspot.com/ 
(5) vd. https://maps.arcanum.com

 

Ringraziamenti

Si ringrazia per la gentile collaborazione i signori Filippo Pocorobba e Daniele Aranzulla.


Autore: Filippo Salvaggio

sabato 2 gennaio 2021

Le "carcare" del territorio barrese: una catalogazione

L'archeologia industriale del territorio barrese, ad oggi, è stata poco indagata. Per quanto riguarda le carcare, gli storici locali Licata e Orofino accennano l'esistenza di cave di gesso nelle contrade Mintina, Torre, Calabrese, Rocche, Giambattista e Galati [1]. Il prof. Liborio Centonze si è occupato, in particolare, della gessaia di Sitica [2]. Eppure gran parte del territorio barrese è costellato di carcare che, fino agli anni '60 erano ancora in uso e sfruttate da famiglie agiate e preti. In questo spazio, ci occuperemo di fare una prima catalogazione, nella speranza di una futura valorizzazione. Si produceva calce spenta. Solamente in contrada Fontana Cirasu vi era una fabbrica di calce idraulica appartenente a Rocco Ingria.


Carcare di contrada Galati
(coordinate geografiche: 37.347894, 14.137272)

In contrada Galati, a sud e a valle della masseria cd. "Galati nuova" vi è un cozzo in cui affiora tanta selenite tra la roccia calcarea. Diverse sono le carcare presenti in questo sito, alcune delle quali ancora in discrete condizioni altre ormai crollate. Sarebbe ipotizzabile, data la massiccia presenza di carcare, che la masseria fosse a servizio di esse e il proprietario unico. La strada di accesso al sito (non più presente) doveva anche e principalmente essere a valle di esso e, di fatto, è ancora tracciata nelle antiche mappe.

 

























Carcara di contrada Sitica
(coordinate geografiche: 37.376369, 14.221735)


Appartenente al parroco don Calogero Guerreri, la carcara veniva gestita dalla famiglia Pistone. Si tratta della carcara più "intatta" del territorio barrese. 

















Carcare di contrada Bujttu-Cacici
(coordinate geografiche: 37.374308, 14.220034)

Le carcare appartenevano alla famiglia Bonaffini (detti "Pinti"); il sig. Bonaffini Saverio (nostro informatore principale) fu tra gli ultimi gestori. Ancora oggi è visibile la grotta dalla quale si cavava il calcare, che fungeva anche da rifugio.
















Carcara di contrada Mandrazze
(coordinate geografiche: 37.368659, 14.217266)

La carcara veniva probabilmente sfruttata dalla famiglia Romano, di cui un membro fu sindaco di Barrafranca.




Carcara di contrada Cipudda
(coordinate geografiche: 37.370814, 14.218918)

Questa carcara, ormai distrutta, veniva sfruttata da Don Aurelio Giammusso, proprietario anche di villa Agatina.




Carcara di contrada Bessimi
(coordinate geografiche: 37.381266, 14.249943)

La carcara si trova nei pressi della masseria di contrada Bessimi (attuale Museo del Contadino di proprietà di Filippo Giadone) e sarà stata utilizzata per la  sua costruzione, fatta a partire dai precedenti ruderi di una torre-fano. 





Carcara di contrada Bujttu-Gambina
(coordinate geografiche: 37.370390, 14.211485)


Ricadente nel podere attualmente di proprietà del sig. Michelangelo Saldigloria, al momento non vi è memoria alcuna riguardo agli antichi proprietari che sfruttavano questa carcara. Vicino ad essa è ancora presente la grotta dalla quale si ricavava il calcare, il cui ingresso era protetto da una casupola in muratura; probabilmente essa fungeva sia da cava sia da riparo.
 






Carcara di contrada Sitica-Cacici
(coordinate geografiche: 37.375558, 14.223590)

Oggi, la carcara è solo un cumulo di macerie. Non si sa a chi sia appartenuta, forse alla famiglia Tambè.




Carcara di contrada Torre-Sitica
(coordinate geografiche: 37.380752, 14.219238)

Da tempo distrutta, si trovava nell'attuale podere del sig. Angelo Gentile.


Carcare di contrada Torre


A valle dell'incrocio tra le Strade Provinciali 42, 12 e 15, vi erano altre due carcare una delle quali appartenuta a Calogero Ingala, detto Gilirmu.


Carcare di contrada Bujttu-San Nicola
(coordinate geografiche: 37.375997, 14.217526 all'incirca)

Ormai totalmente distrutta, apparteneva al sig. Giuseppe (Pippinu) Faraci, che l'aveva ricevuta in eredità dalla moglie, il cui cognome era Giunta.


Fabbrica di calce idraulica di contrada Fontana Cirasu
(coordinate geografiche: 37.358655, 14.195808)

La fabbrichetta di produzione di calce idraulica apparteneva a Rocco Ingria ed è attualmente abitazione privata della famiglia Bruno.












Note

[1] Licata S., Orofino C., Barrafranca -la Storia - le Tradizioni - la Cultura popolare, pubblicazione indipendente, IV ed., 2018, p. 21.
[2] Centonze L., Navigando i fiumi, Assoro, Novagraf, 2013, vol. I, pp. 334-335.

Ringraziamenti

Le foto delle carcare di contrada Galati sono dell'architetto Dario Cucchiara, che ringrazio così come il geologo Egidio D'Angelo che con l'escursione fatta assieme a Galati mi ha destato l'interesse per le carcare. Ringrazio l'architetto Salvatore Nicolosi per la disponibilità dimostrata in occasione dell'escursione in contrada Bujttu-Gambina. Ringrazio mio fratello per l'apporto e per il supporto durante le escursioni. Ringrazio Luigi Bonaffini e il suo piccolo figliolo Saverio per la compagnia durante uno dei sopralluoghi. Infine, ringrazio il loro congiunto, il compianto sig. Bonaffini Saverio (1940-2020), nonché ultimo dei "carcarara" barresi, alla cui memoria dedico il presente lavoro in quanto egli è stato il principale paziente informatore.